Non regaliamo e non releghiamo il movimento [ovvero il 5 marzo andiamo in piazza, insieme]

Non regaliamo l’enorme lavoro fatto, il consenso costruito nel Paese, l’approccio “quotidiano” che ha permesso di far conoscere i nostri amori, le nostre case, le nostre famiglie. Non regaliamo alla divisione l’enorme salto culturale che questi ultimi mesi hanno significato per la “battaglia Lgbt” rispetto al passato.  Abbiamo sempre detto “il Paese è pronto”: mai come in questi mesi ne abbiamo avuto le prove, mai come in questi mesi abbiamo avuto delle frecce al nostro arco. Dalle Piazza di Sveglia Italia, alle migliaia di trasmissioni, più o meno corrette, al “sentiment” nei social, al “Sanremo Arcobaleno”, fino al flop del family day, gestito in questa maniera.

Qui, Cristiana Alicata, con la sua solita chiarezza e schiettezza ripone correttamente alcuni tasselli nel puzzle, cercando di guardarsi e guardarci da fuori, percepire la percezione dei nostri temi da punti di vista altri.

Abbiamo fatto fare al Paese un salto mortale carpiato. Portato l’Italia a parlare di noi ovunque, ad interrogarsi sulla nostra capacità di essere genitori.Ho sentito persone esprimere dubbi sulla Gestazione per Altri e dire nello stesso tempo: “però io ho cambiato idea sulle adozioni, io a voi adesso un figlio ve lo darei, prima di tutta questa discussione no.” Ho sentito persone capire cosa è la GPA e sapere che è cosa diversa dall’utero in affitto. Ho visto persone capire quanto questa battaglia era importante anche per loro, per un’Italia migliore. Ho sentito giornalisti dirmi che non avevano mai ricevuto così tanti commenti per una trasmissione, alla faccia del “non importa a nessuno”.

Oggi, però, nonostante sembra si susseguano le rassicurazioni e i chiarimenti da parte degli organizzatori, non possiamo relegare tutto il nostro patrimonio, tutta la nostra forza accumulata, il nostro percorso e le nostre battaglie in una piazza pro o contro il PD, i 5 stelle, il governo. Qui ci sono i pericoli che vede Marco Palillo e che lo spingeranno a non partecipare alla piazza del 5 marzo.

E allora ho capito di non poter stare nella stessa piazza con chi vuole indebolire il cammino della legge, né tantomeno intendo farmi rappresentare da chi chiede il mantenimento del vuoto normativo sulla pelle di migliaia di cittadini omosessuali. Il “meglio nessuna legge” è infatti un lusso che solo pochi omosessuali privilegiati si possono permettere, quelli ricchi che possono tutelarsi col denaro o che possono andare a sposarsi all’estero. Mentre per migliaia di famiglie LGBTI questa legge, chegarantisce tutti i diritti del matrimonio tranne l’adozione, rappresenta l’unica possibilità per mettere in sicurezza i propri rapporti, acquisendo una dignità pubblica dopo anni di soprusi, discriminazioni e umiliazioni inaccettabili. Chi non capisce la portata storica di questo evento non ha rispetto per la sofferenza di migliaia di cittadini omosessuali che nel paese vivono in un far west normativo, in cui i ricchi possono tutelarsi come meglio credono, mentre ai poveretti non rimane che arrangiarsi, sperando nella bontà di un giudice o nella pietà di un medico.

Io, il 5 marzo, vorrei essere in Piazza, come ci sono stato le decine di volte in cui eravamo in pochi, malvisti, derisi o peggio.

Io voglio andare in piazza per non regalare la nostra lotta, il percorso fatto fin qua a chi quella piazza vorrebbe strumentalizzare partiticamente.  Io voglio andare in piazza perchè sia chiaro che questo è solo il primo passo, da difendere con le unghie e con i denti nell’iter parlamentare che rimane.  Io voglio andare in piazza per non relegare il percorso che ci aspetterà, le lotte per avere il matrimonio egualitario e le adozioni, un secondo dopo l’approvazione di questa legge, a una lotta di contrapposizione tra destra, sinistra e 5 stelle. Una battaglia tra partiti combattuta in punta di regolamento e con sgambetti vari, di cui abbiamo appena visto il pericolo e gli effetti.

Un appello, allora agli organizzatori: rassicurate chiaramente e in maniera univoca Marco e tutti coloro che vedono nella legge qualcosa di importante da non affossare o attaccare, ora. E raccogliamo l’appello di Cristiana, da quella piazza, per costruire uno strumento nuovo per tenerci uniti, per combattere insieme, più consapevoli e ora certamente più forti di quello che siamo stati finora.

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